
Chinamen: Un secolo di cinesi a Milano – recensione

Chinamen: un secolo di cinesi a Milano – recensione del fumetto storico su migrazioni e memoria
Chinamen. Un secolo di cinesi a Milano di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte è un saggio a fumetti che illumina le rotte della migrazione cinese in Italia attraverso un racconto corale, costruito su materiali d’archivio, testimonianze e un impianto grafico nitido. Il risultato è una narrazione che mette in dialogo memoria privata e storia pubblica, Milano e la sua Chinatown, il passato e le domande del presente.

Ricerca storica e approccio visivo
L’opera unisce rigore documentario e linguaggio visuale accessibile: tavole che guidano
tra negozi, laboratori, insegne, volti e genealogie, restituendo l’evoluzione della comunità cinese lungo il Novecento e oltre.
Il disegno non illustra semplicemente: interpreta, organizza e rende fruibili percorsi storici complessi,
senza rinunciare a ritmo narrativo e chiarezza.
Narrazione collettiva e voce corale
Rocchi e Demonte scelgono una prospettiva plurale: non un’autobiografia, ma una
mappa di storie che attraversano generazioni, lavori, migrazioni interne ed esterne. Ne emerge un
ritratto corale in cui la città si fa personaggio, e la grafica – con colori misurati e segno pulito –
scandisce episodi, date e cambi di stagione sociale.

Memoria, cittadinanza e valore educativo
Il libro funziona come dispositivo di memoria: al lettore restituisce una parte di storia italiana spesso
marginalizzata, mostrando come si siano stratificate relazioni, economie e immaginari. È anche un testo
pedagogico, utile nelle scuole e nei percorsi di educazione civica, perché intreccia fonti, testimonianze e
un racconto inclusivo, evitando stereotipi.
Migrazione a fumetti: l’iniziativa della Fondazione CSER
La forza del fumetto come strumento di educazione interculturale trova una sponda naturale nel progetto
“Draw My Life” della Fondazione CSER che consiste in una serie di laboratori e produzioni a fumetti che raccontano storie di migrazione contemporanee. Come in Chinamen, qui il graphic storytelling mette al centro le voci e le esperienze, trasformando le biografie in patrimonio collettivo e offrendo strumenti didattici pronti per classi, biblioteche e associazioni.


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