
Casanova migranti – recensione di Matteo Sanfilippo
Antonio Trampus nel suo Giacomo Casanova. Il mito di un avventuriero (Roma: Carocci, 2025), ricostruisce come nell’arco di poco più di due secoli l’avventuriero veneziano sia divenuto una figura universalmente riconosciuta. Ai suoi tempi e soprattutto durante la sua vecchiaia (Casanova nasce a Venezia nel 1725 e muore nel 1798 a Duchcov, oggi nella Repubblica Ceca), è invece quasi ignoto. I Casanova celebri erano i suoi fratelli: Francesco (Londra 1727 – Mödling 1803) pittore di fama europea e Giovanni Battista (Venezia 1730 – Dresda 1795), pittore e direttore dell’Accademia di quest’ultima città. Egualmente famosi erano i genitori, Gaetano Casanova (Parma 1697 – Venezia 1733) e Zanetta (Maria Giovanna) Farussi (Venezia 1707 – Dresda 1776), entrambi attori. Sulle sorelle si sa di meno: una, Faustina Maddalena, nasce a Venezia nel 1731 e vi muore nel 1736; l’altra, Maria Maddalena (1732-1800), nasce sempre sulla Laguna, ma si trasferisce a Dresda con la madre e il fratello Giovanni Battista dopo la morte del padre.
Queste brevi note ci mostrano una famiglia di artisti (lo stesso Giacomo tale si ritiene) che viaggia per lavoro e vari altri motivi. Giacomo e Francesco migrano per sfuggire il primo alla giustizia e il secondo ai doveri familiari. Zanetta, Giovanni Battista e Maria Maddalena si trasferiscono a Dresda per sopravvivere alla morte di Gaetano. Quest’ultimo a ben vedere è anche lui un migrante: parmense, si afferma e muore a Venezia, con nel mezzo uno stage nei teatri londinesi. L’ottimo lavoro di Trampus, che è uno specialista di temi canoviani, nonché direttore di una rivista a questi specificamente dedicata, Casanoviana, non approfondisce ovviamente questo versante, ma suggerisce di non dimenticarlo. Lo stesso Giacomo, raccontando e abbellendo le proprie peripezie, ricorda in più passi delle proprie memorie (Histoire de ma vie, 1789-1798) gli italiani incontrati per l’Europa. Inoltre potrebbe comparare il tempo passato in Francia da lui e dal fratello Francesco a quello di un celeberrimo autore di teatro veneziano, Carlo Goldoni (1707-1793). Anche per questi ci si può rifare alle memorie scritte in francese (Memorie, tradotte e pubblicate a Venezia nel 1788) e seguire la definitiva permanenza a Parigi iniziata nel 1762. Grazie ad essa insegna l’italiano alle figlie di Luigi XV, riceve una pensione regia e ne ottiene la conferma, sia pure un giorno dopo la morte, da parte della Convenzione rivoluzionaria. Della pensione gode così la vedova Nicoletta Connio, un’altra migrante che da Genova è passata a Venezia (dove il marito, di professione avvocato, agisce come console dei genovesi nella Laguna) e poi a Parigi.
Abbiamo quindi una serie infinita di intrecci migratori imperniati su Venezia, grande città di mare alla cui vocazione ad accogliere nuovi arrivati abbiamo dedicato un fascicolo di Studi Emigrazione, ma anche a certe professioni legate alle arti, alle corti, al pubblico delle capitali dell’Europa settecentesca. Dobbiamo essere grati a Trampus di averceli ricordati con tanta abilità, anche se non erano la preoccupazione principale delle sue ricerche.


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