Cambiamento climatico, migrazioni e conflitti
Cambiamento climatico migrazioni e conflitti… tre parole che oggi descrivono non solo un fenomeno, ma una condizione del mondo contemporaneo. Il volume Cambiamento climatico, migrazioni e conflitti, Eyassu Jemal Boku e pubblicato nella edizione italiana da Sapienza, entra in questo nodo con una chiarezza rara, offrendo una lettura sociologica che non si limita a spiegare ciò che accade, ma ci invita a guardare più a fondo, più vicino, più dentro le dinamiche che stanno trasformando le società umane.
Fin dalle prime pagine, il libro ci porta in Affrica subsahariana, una delle regioni più vulnerabili alla crisi climatica, e ci mostra come le migrazioni forzate e altri eventi non accadano in modo isolato, al contempo la variabilità del clima, la scarsità delle risorse, e le tensioni tra gruppi, ma fanno parte di una unica trama. Boku osserva il distretto di Kilosa, in Tanzania, come un laboratorio vivo dove la mobilità umana, i conflitti e i cambiamenti ambientali si intrecciano e lo fa con un approccio che unisce rigore scientifico e sensibilità narrativa.
Questa introduzione non è solo un invito alla lettura, ma un modo per situare il volume dentro un discorso più ampio, quello che lo CSER porta da anni, un discorso che mette al centro la dignità delle persone, la complessità delle migrazioni, la responsabilità collettiva verso il pianeta, la necessita di leggere i fenomeni globali con uno sguardo umano e sociologico.
Il cuore del volume, Africa subsahariana come specchio delle vulnerabilità globali
L’autore parte da una constatazione strutturale la povertà diffusa e la limitata capacità di adattamento rendono l’Africa subsahariana uno dei territori più vulnerabile agli impatti del cambiamento climatico. La base economica e prevalentemente agraria, la dipendenza dalle piogge e dalla fertilità dei suoli è altissima, le reti di protezione sociale sono fragili.
In questo contesto, ogni variazione di temperatura, ogni siccità prolungata, ogni alluvione diventa un fattore che mette in crisi l’accesso alle risorse, la sicurezza alimentare, la convivenza tra gruppi.
Boku lo dice con chiarezza, in uno dei passaggi più significativi del volume:
“La struttura socioeconomica è debole e si basa sull’economia agraria, quindi ogni cambiamento ambientale ha effetti immediati sulla vita delle comunità.”
Qui la triade cambiamento climatico migrazioni e conflitti prende forma, quando la terra non basta più per tutti, quando l’acqua diventa contesa, quando le stagioni non seguono più i ritmi conosciuti, le persone si muovono, cercano altrove, entrano in relazione, talvolta in tensione, con altri gruppi.
Kilosa, Tanzania, come caso di studio
Il distretto di Kilosa è il luogo concreto in cui si osserva queste dinamiche. Qui l’autore nota che non è sempre possibile “confermare se il cambiamento dell’ambiente sia dovuto al cambiamento climatico o alla variabilità del clima”, ma ciò che emerge con chiarezza è che:
“La migrazione permanente, la mobilità temporanea e i conflitti nell’area hanno una forte relazione con le questioni legate all’ambiente.”
Questa prudenza metodologica è importante, ci ricorda che il cambiamento climatico è spesso un moltiplicatore di crisi, non l’unica causa. Le tensioni sulla terra, le rivalità tra gruppi, le fragilità istituzionali, le eredità storiche di disuguaglianza si intrecciano con gli shock climatici, producendo scenari complessi.
Il volume è un esercizio di sociologia attenta alle sfumature, che rifiuta le semplificazioni del tipo “il clima causa i conflitti” e preferisce parlare di intrecci, concatenazioni, processi.
Dalla ricerca alle politiche, un ponte necessario
Un punto centrale del libro è l’idea che la ricerca sociologica non sia solo descrizione, ma strumento per orientare le politiche. Boku sottolinea che l’analisi dovrebbe aiutare:
“Il mondo accademico e i responsabili politici a generare nuove strategie di sviluppo basate sulla conoscenza.”
Qui la migrazione non è trattata come problema da contenere, ma come lente per ripensare lo sviluppo, la giustizia climatica, la sicurezza umana.
Il libro al contesto italiano, cosa ci dice sulle nostre società
Le migrazioni non sono solo quelle internazionali, ma anche quelle interne, spesso silenziose, che vedono persone spostarsi da zone sempre più fragili verso luoghi percepiti come più sicuri.
Il volume ci aiuta a vedere come la crisi climatica non sia solo questione di “ambiente”, ma di giustizia sociale. Chi ha meno risorse economiche, meno capitale sociale, meno voce politica, è più esposto agli impatti del clima e ha meno possibilità di adattarsi.
Questo vale per le comunità rurali di Kilosa, ma anche per molte periferie urbane italiane.
Dialogo con le riflessioni del CSER, un filo che continua
Il volume di Eyassu Jemal Boku si inserisce con naturalezza nel percorso di riflessione che il CSER porta avanti da tempo sul rapporto tra crisi climatica e mobilità umana. Nell’articolo Giornata mondiale della Terra, il nostro potere, il nostro pianeta il CSER ricorda che la crisi climatica è sempre una questione di potere di chi può decidere, di chi può adattarsi, di chi invece resta esposto. Le comunità di Kilosa studiate da Boku mostrano esattamente questo: quando il clima cambia più velocemente delle possibilità di risposta, il potere di scegliere il proprio futuro si riduce, e la migrazione diventa una necessità più che un’opzione.
Questa dinamica risuona anche con Migrazioni verticali, la montagna ci salverà dove lo CSER analizza le migrazioni in quota come risposta alla crisi climatica. Anche se Kilosa non è una regione montana, la logica è la stessa… spostarsi verso territori più abitabili, più fertili, più sicuri. Una migrazione “verticale” non verso l’alto, ma verso un altrove che promette stabilità.
Infine, il volume dialoga con Il secolo nomade, come sopravvivere al disastro climatico dove si descrive il nostro tempo come un’epoca di mobilità continua. Le migrazioni osservate da Boku in Tanzania sono un esempio concreto di questo “nomadismo climatico” famiglie che si muovono perché la terra non produce più, comunità che cercano nuove risorse, gruppi che si spostano per sopravvivere.
Cosa contribuisce sapere questo volume
- Una prospettiva integrata sulle cause delle migrazioni, nessuna causa unica ma intrecci complessi.
- Attenzione alle microstorie
- Le grandi narrazioni si incarnano nelle vite quotidiane.
- Una chiamata alla responsabilità delle politiche
La conoscenza deve diventare strategia, prevenzione, giustizia.
Riflessione finale, con domanda aperta
Leggere Cambiamento climatico, migrazioni e conflitti significa accettare che il clima non è più un elemento neutro… è un attore sociale, un fattore politico, un generatore di mobilità e di tensioni. Le storie di Kilosa ci mostrano che la crisi climatica è anche una crisi di solidarietà, di distribuzione del rischio, di riconoscimento reciproco.
Il volume di Boku, messo in dialogo con le riflessioni del CSER sulla Terra, sulle migrazioni verticali, sul secolo nomade, ci invita a non separare più le nostre analisi: ambiente da una parte, migrazioni dall’altra, conflitti altrove.
La domanda che resta aperta è semplice e radicale:
Se sappiamo che cambiamento climatico migrazioni e conflitti sono ormai intrecciati, siamo pronti a cambiare le nostre politiche, i nostri immaginari, le nostre pratiche quotidiane, per non lasciare che il clima decida da solo chi può restare e chi deve partire?

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