Boletìn Contexto Migratorio- RED CASAS DEL MIGRANTE SCALABRINI
Bollettino contesto migratorio – analisi è riflessioni – Anno VII numero 4 -16 marzo 2026
26 anni al servizio dei migranti
L’8 marzo scorso, la Rete delle Case del Migrante Scalabrini (RedCMS) ha celebrato il suo 26° anniversario. La rete è stata ufficialmente istituita dai missionari scalabriniani, che all’epoca gestivano diverse strutture di accoglienza strategiche: Tijuana (aperta nel 1987), Ciudad Juárez (fondata nel 1990 e passata alla diocesi nel 2006), Tecún Umán (al confine tra Guatemala e Messico, nata nel 1997) e Tapachula (fondata nel 1998 e consegnata alla diocesi nel 2019).
La RedCMS è nata nell’anno del Giubileo del 2000 come gesto simbolico. L’obiettivo dei missionari era riaffermare il proprio impegno nel riconoscere la presenza di Dio in chi è costretto ad abbandonare la propria terra e si ritrova a subire umiliazioni e violazioni dei propri diritti umani. La Red Casas del Migrante Scalabrini (RedCMS) evolve da semplice accoglienza a presidio per i diritti umani e l’integrazione, gestendo centri in Messico e Centro America. La rete offre assistenza legale, alloggio e formazione lavorativa, operando in sinergia con la Chiesa locale e come parte del Scalabrini International Migration Network (SIMN).
Una missione basata sull’accoglienza e il Vangelo
Le “Casas del Migrante“ nascono dal carisma scalabriniano come risposta ai “segni dei tempi”. Non sono solo rifugi, ma spazi di accoglienza universale dove non contano razza, religione o nazionalità. L’obiettivo iniziale della Rete (RedCMS) era coordinare l’assistenza religiosa e materiale tra le case situate nei punti caldi delle frontiere tra Messico e Guatemala.
Il manifesto teologico: “Il grido degli indocumentati”
L’8 marzo 2000 segna una svolta con il documento “El Clamor de los Indocumentados”. Questo testo ha definito la linea d’azione: un invito a chiese locali, società civile e persone di buona volontà a collaborare per la promozione umana, culturale e spirituale dei migranti.
L’evoluzione dei flussi migratori
All’inizio del millennio, La migrazione era spinta dalla ricerca del “sogno americano”, alimentata da crisi economiche e mancanza di lavoro. Gli Stati Uniti erano la meta principale per messicani e centroamericani. Oggi, il panorama è più drammatico. La migrazione è spesso forzata dalla violenza. I migranti non si concentrano più solo alle frontiere, ma anche nelle grandi capitali. I viaggi sono diventati più costosi, pericolosi e segnati da abusi sistematici. Le città di frontiera non sono più gli unici punti caldi; le capitali sono diventate nodi strategici di transito. La militarizzazione dei confini, i tagli ai fondi umanitari e la tragica complicità tra criminalità organizzata e istituzioni hanno reso il viaggio dei migranti un percorso ad ostacoli mortali.
Adattabilità e nuovi centri
I missionari scalabriniani hanno dimostrato una grande flessibilità, aprendo o cedendo strutture in base ai cambiamenti delle rotte migratorie. Oltre alle sedi storiche, sono nati centri a Città del Guatemala (2007), Guadalajara (2016), San Salvador (2018) e, più recentemente, a Città del Messico (2022 e 2024).
Il ruolo dei volontari
In questo contesto la RedCMS, entro il 2026 punta sulla ristrutturazione del programma di volontariato scalabriniano. L’obiettivo è chiaro: coinvolgere laici e religiosi per garantire che ogni casa rimanga uno spazio sicuro dove “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.
Conclusione: In questi ventisei anni, la Red Casas del Migrante Scalabrini ha dimostrato che accogliere non è un atto passivo, ma una scelta profetica e dinamica. Dalle sfide urbane di Tijuana, alle storiche frontiere di Tecún Umán, la missione scalabriniana ha saputo evolversi, trasformando ogni casa in un avamposto di civiltà contro l’indifferenza. La sfida che si apre verso il 2026 non riguarda solo i numeri o le strutture, ma l’essenza stessa della nostra umanità. In un panorama segnato da politiche restrittive e pericoli crescenti, l’eredità di San Giovanni Battista Scalabrini continua a vivere attraverso il lavoro instancabile di religiosi e laici. L’obiettivo resta fermo: trasformare il trauma del viaggio in un’opportunità di incontro, garantendo che ogni migrante e rifugiato trovi non solo un tetto, ma una comunità pronta a proteggere, promuovere e integrare.
Oggi più che mai, le Case del Migrante non sono solo rifugi di passaggio, ma semi di una società nuova, dove la solidarietà supera i confini e la dignità umana torna a essere il centro di ogni politica e di ogni preghiera.
Madaì Bonilla

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