18- maggio Perché è necessaria una giornata dedicata solo alle donne del settore marittimo?
L’International Day for Women in Maritime, celebrato ogni 18 maggio e istituito dall’IMO con la Risoluzione A.117(32) nel 2019, nasce per rendere visibile ciò che per troppo tempo è rimasto ai margini, la presenza femminile nel settore marittimo e la necessità di garantire condizioni di lavoro eque, sicure, dignitose. Il tema del 2025, scelto dall’IMO “An ocean of opportunities”, ha sottolineato il potenziale trasformativo delle donne nell’economia oceanica globale. Nel 2026, il focus si sposta su “From Policy to Pratice”, un invito a trasformare le dichiarazioni in azioni concrete. E questo passaggio, dal “dire” al “fare” è ciò che oggi fa davvero la differenza.
Il mare come spazio di vita e di lavoro
Il mare come luogo non è solo uno spazio, territorio, è un sistema culturale che racconta storie, migrazioni, economie. Le donne che lavorano nel settore marittimo, soprattutto se migranti, vivono questo spazio in modo complesso. Si disimpegnano in diverse attività portuarie, nella logistica nei servizi collegati alla movimentazione delle merci, nei lavori di bordo e di terra. Eppure, restano spesso invisibili nelle statistiche ufficiali. Secondo il Women in Maritime Survey 2024, pubblicato nel 2025, le donne rappresentano:- Meno del 20% della forza lavoro a terra
- Solo l’1% dei marittimi imbarcati
Donne migranti, un nodo sociale che riguarda anche l’Italia
In Italia, secondo il Rapporto 2025 del Ministero del Lavoro, vivono 3.810.741 cittadini non comunitari regolarmente soggiornati, con una crescita del 5,6% rispetto al 2024. La componente femminile è significativa e strutturale.
Le donne migranti in Italia trovano lavoro soprattutto nella manifattura, nei servizi, nella ristorazione, in quei settori che alimentano indirettamente anche le filiere marittime… ma la loro presenza nei ruoli portuali e marittimi resta minima. È un dato che rispecchia il quadro globale dell’IMO, secondo cui solo l’1% del personale imbarcato nel mondo è composto da donne. Una percentuale che ci ricorda quanto questo settore sia ancora lontano dall’inclusione.
Il Dossier Statistico Immigrazione 2025 conferma che le donne migranti incontrano maggiori ostacoli nell’accesso al lavoro stabile, alla tutela dei diritti, ai percorsi di protezione. E questo incide profondamente sulla loro vita quotidiana, sulla possibilità di emanciparsi, di costruire un futuro.
Donne migranti e sfide attuali
Le donne migranti che lavorano o aspirano a lavorare nel settore marittimo affrontano questioni che oggi sono più urgenti che mai:
- Accesso al lavoro, ostacolato da riconoscimento titoli, permessi e stereotipi.
- Sicurezza, soprattutto per chi arriva via mare da contesti di guerra.
- Tutela dei diritti, ancora fragile nelle filiere globali.
- Conciliazione vita lavoro, riconosciuta dall’IMO come barriera strutturale.
Le guerre attuali, dal Medio Oriente all’Ucraina, aumentano la presenza di donne in movimento e rendono ancora più evidente quanto il mare sia un luogo di rischio ma anche di possibilità.
Offshoring, donne migranti e vulnerabilità
Quando si parla di “donne nel settore marittimo”, l’immaginario corre subito alle navi, ai porti, alla logistica. Ma una parte enorme del lavoro femminile globale che sostiene l’economia marittima non si svolge né sulle navi né nei porti… bensì nelle fabbriche tessili offshore, spesso situate in Paesi costieri dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina. L’ILO evidenzia che nelle filiere globali persistono disuguaglianze strutturali: salari più bassi, scarsa protezione, stereotipi, limitate opportunità di carriera.
Queste fabbriche – create da grandi aziende straniere per ridurre i costi di produzione – dipendono totalmente dal trasporto marittimo. Le materie prime arrivano via mare, i prodotti finiti ripartono via mare, e le donne che lavorano in questi stabilimenti sono parte integrante delle filiere marittime globali, anche se non vengono mai nominate nelle statistiche ufficiali dell’IMO.
Italia e altri Paesi, un confronto necessario
La componente femminile è significativa e strutturale 19% secondo IMO-WISTA Women in Maritime Survey 2024, il totale del settore analizzato a livello globale
A livello europeo, i dati del Women in Maritime Survey 2024 mostrano che:
- le donne sono il 24% nelle amministrazioni marittime nazionali
- il 16% nel settore privato
- l’1% tra i marittimi imbarcati
L’Italia segue un trend simile, ma con una specificità importante, la forte presenza di donne migranti nella filiera marittima, spesso invisibili nei numeri ma centrali nella tenuta del sistema. Questo rende il tema ancora più urgente, perché riguarda non solo la parità di genere, ma anche la giustizia sociale, la dignità del lavoro, la sicurezza.
Economia del Mare in Italia
Secondo il rapporto Economia del Mare 2026 di Confindustria, la Blue Economy italiana vale oltre 216 miliardi di euro, pari all’11,3 percento del PIL, e impiega circa 1,1 milioni di occupati diretti. Fonte: Confindustria, Economia del Mare, aprile 2026
Un dato rilevante per il nostro tema: la presenza femminile nei ruoli tecnici e di bordo resta molto bassa, e l’Italia non ha ancora fornito dati completi nelle survey IMO Wista 2021 e 2024, come denunciato dal nuovo Osservatorio “Donne per la Blue Economy” lanciato nel marzo 2026.
Perché questa commemorazione serve ancora
Serve perché il mare è un luogo di lavoro, ma anche di migrazione, fuga, speranza. Serve perché le guerre in corso stanno aumentando il numero di donne costrette a migrare. Serve perché senza dati, visibilità e politiche concrete, l’uguaglianza resta un principio astratto.
Serve, soprattutto, perché ogni donna che attraversa il mare, che lavora sul mare, che vive grazie al mare, porta con sé una storia che merita di essere ascoltata.
Riflessione finale
Il mare collega mondi, economie, storie, speranze. Collega anche milioni di donne che lavorano in silenzio, spesso lontano dagli occhi di chi decide. Donne che attraversano rotte, porti, fabbriche, filiere globali. Donne che sostengono un’economia che non le nomina. Donne che portano sulle spalle il peso delle guerre, delle migrazioni, delle crisi.
Forse la domanda che dovremmo porci oggi è semplice, come possiamo trasformare davvero il mare in uno spazio di opportunità e non di vulnerabilità per tutte le donne, soprattutto per quelle che migrano?

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