
18 dicembre 2025: XXV Giornata internazionale per i diritti dei migranti
di Lorenzo Prencipe
Il diritto dei migranti a non essere strumentalizzati
Nel 2000, per ricordare il decimo anniversario della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 18 dicembre come Giornata internazionale per i diritti dei migranti.
Tutto nasce nel 1972 quando un camion che avrebbe dovuto trasportare macchine da cucire ha un incidente sotto il tunnel del Monte Bianco nel quale perdono la vita 28 lavoratori originari del Mali che erano nascosti nel camion e, viaggiavano verso la Francia alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita.
Questa tragedia induce le Nazioni Unite ad occuparsi delle condizioni dei lavoratori migranti nel mondo. Istituisce, allora, un gruppo di lavoro con il compito di redigere una Convenzione con la finalità di riconoscere la specifica situazione di vulnerabilità dei lavoratori migranti, promuovere condizioni di lavoro e di vita dignitose e legittime e combattere gli abusi e lo sfruttamento dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie nel corso del processo migratorio.
Cosa è cambiato dopo 35 anni?
A distanza di 35 anni dalla nascita della Convenzione, molto resta ancora da fare affinché i diritti dei migranti siano effettivamente riconosciuti e applicati, soprattutto quando i politici e le politiche migratorie rivendicano qualcosa nei discorsi e, invece, perseguono altro nei fatti. E’ quello che succede quando ci si riempie la bocca di “lotta senza quartiere ai trafficanti di migranti”.
“Bisogna spezzare il modello di business sconsiderato”, “cinico e crudele” dei trafficanti di esseri umani, tuona – di recente e sempre più insistentemente – la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Ma, dietro quest’intento proclamato e sbandierato, non solo dalla Commissione dell’Unione europea ma anche da molti altri Paesi UE (sovranisti e non; Italia in prima fila) e dagli Stati Uniti di Donald Trump, come se fosse il toccasana per risolvere tutti i problemi di controllo e gestione dei flussi migratori (ma anche degli stock, riducendone la consistenza con la legittimazione di deportazioni sempre più massicce) si cela, in realtà, l’ossessione e la lotta contro ogni tipo di migrante o rifugiato: non solo i vituperati “irregolari”, ma anche i normali e più numerosi migranti “in regola”, agli occhi della legge, ma non della più sfrenata propaganda politica.
Documentarsi per combattere stereotipi e trafficanti
Un utile antidoto al furore ideologico, impregnato di stereotipi, di quanti vogliono a tutti i costi colpire i migranti con il pretesto di lottare contro i trafficanti sarebbe un’attenta lettura dell’ultimo rapporto (dicembre 2025) del Mixed Migration Centre di Ginevra su “Come funziona realmente il traffico di migranti”.
Questo studio, tramite l’utilizzo di 80 mila interviste a migranti, di cui più di 50 mila hanno fatto ricorso a reti più o meno organizzate di trafficanti per migrare, e di 458 interviste a trafficanti operanti in Africa settentrionale e occidentale, ribadisce – numeri alla mano – che il ricorso ai trafficanti aumenta quanto più rischioso e complicato viene reso il passaggio irregolare di un confine, anche a causa di misure di frontiera più severe.
Inoltre, il continuo dichiarare di voler perseguire politiche migratorie più intransigenti significa solo accanirsi contro quei migranti che si mettono “in viaggio” (non di piacere) perché senza reali alternative legali di ingresso in altri Paesi. E questo specie quando, alla luce del sole, non si colpisce chi gestisce il lucroso “business” del traffico, ma si rimette in libertà, con tutti gli onori, coloro che sono notoriamente a capo dei traffici illeciti, come il torturatore colpevole di crimini contro l’umanità e ricercato dalla Corte penale internazionale chiamato Almasri.
Dalle interviste riportate nello studio succitato i rifugiati e i migranti descrivono i trafficanti a volte come criminali (il 23% del campione), altre volte come fonte di protezione in viaggio (14%) e nel maggior numero di casi, il 48% del campione, come fornitori di servizi, necessari al viaggio, in assenza di alternative.
Allo stesso tempo, e in barba alle narrazioni più diffuse, solo il 3% dei migranti intervistati, quindi una piccolissima minoranza, si è sentita spinta e/o obbligata a fare uso delle prestazioni dei trafficanti, che “solo molto di rado” prendono l’iniziativa di contattare di persona il potenziale migrante e/o rifugiato (solo il 9% dei migranti è stato contattato di persona: il 6% per telefono e il 2% sui social media). In realtà, la maggior parte degli aspiranti migranti viene indirizzata ai trafficanti da familiari o amici oppure prende contatto direttamente.
Altro dato rilevante del rapporto riguarda la flessibilità del “sistema traffico”. I controlli più severi alle frontiere fanno aumentare e (non diminuire) la domanda dei “servizi” dei trafficanti, che nel 49% degli intervistati dichiara di aver modificato le rotte e i percorsi e nel 59% del campione di aver aumentato le tariffe, «principalmente in risposta ai controlli più severi alle frontiere». E di conseguenza, il 37% dei trafficanti ha dichiarato un aumento dei ricavi.
Lo studio conferma, infine, la forte collusione tra reti di traffico e forze dell’ordine locali e governative. In Africa del Nord e Occidentale, il 57% dei trafficanti ha ammesso di aver avuto contatti con funzionari di guardia di frontiera, costiera (beneficiaria del sostegno finanziario e materiale dell’UE e dei Paesi membri), di polizia e con agenti carcerari, che hanno facilitato l’attraversamento dei confini, dietro compenso/tangente per la loro “collaborazione”.
Dulcis in fundo: molti trafficanti operano in condizioni di relativa impunità (oltre la metà del campione dichiara di non essere mai stata interrogata, fermata o arrestata) e anche quando vengono arrestati, spesso riescono a evitare la detenzione o a ridurne la durata ricorrendo alla diffusa corruzione con il pagamento di tangenti e multe.
Migrazione sicura e regolare come unica via
In conclusione, la domanda di servizi di traffico illegale continuerà fintanto che le persone saranno costrette a ricorrere a canali irregolari di migrazione a causa dell’assenza di percorsi regolari alternativi. È l’ampliamento di reali (e non solo sulla carta) opzioni di migrazione sicura e regolare la vera soluzione all’obiettivo di voler gestire, in maniera rispettosa dei diritti umani, il bisogno umano di vita degna.
Tutto questo, però, senza dimenticare di continuare a ridurre (anche se a lungo termine) le cosiddette cause profonde della migrazione, quali – da un lato – l’instabilità economica, i conflitti e le persecuzioni che spingono le persone ad abbandonare i loro paesi di origine, e – d’altro lato – la domanda sostenuta di manodopera migrante ed i legami familiari che spingono le persone verso i paesi di destinazione.
Roma, 18 dicembre 2025









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