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Studi Emigrazione n° 244/2026

Studi Emigrazione Anno LXIII: 244/2026

L’esperienza della mobilità accompagna da sempre la vita e l’evoluzione umana in forme variegate per caratteristiche e durata, non sorprende, quindi, che la narrazione di tale fenomeno abbia spesso plasmato specifiche produzioni letterarie e continui a farlo nella contemporaneità, quando sta riconfigurando la scrittura sul tema, disarticolando le categorie correlate a una relazione univoca con lingua, territorio, nazione e appartenenza. Le opere qui analizzate non raccontano partenze, arrivi, ritorni o attraversamenti di frontiera ma mostrano come il movimento investa la costruzione della voce narrativa, la relazione tra memoria individuale e storia collettiva, il rapporto con la lingua, lo spazio, la società e le forme attraverso cui il soggetto prende coscienza di sé. In altri termini, la mobilità cessa di essere l’oggetto della rappresentazione per diventare un principio di organizzazione della scrittura e dare vita a una differente tipologia: la scrittura “dislocada” (Torres Francés). In tale prospettiva, la mobilità si delinea come un dispositivo culturale capace di produrre nuove forme di soggettività e nuove modalità di costruzione del racconto nate dalla mediazione e dalla negoziazione. Nello specifico, i saggi riuniti in questo numero di Studi Emigrazione si propongono di osservare la produzione di intellettuali latinoamericani che, spinti da differenti fattori, hanno scelto di vivere e produrre letteratura in Europa. Se i testi considerati affrontano il tema migratorio partendo da un’effettiva esperienza biografica
dell’autore, essi eccedono ampliamente tale dimensione per includere traiettorie linguistiche e per soffermarsi sulla circolazione dei corpi, delle idee, delle immagini e delle tradizioni culturali.