Scalabriniani n.5 – settembre-ottobre 2026
Nel cuore delle frontiere globali si muovono flussi umani spesso invisibili, carichi di sfide complesse e ferite profonde. Per questo motivo l’ultimo numero della rivista “Scalabriniani”, intitolato “Un mondo alla loro altezza. Infanzia, migrazioni e diritti”. Edito nell’ottobre 2026 sotto la direzione di P. Gabriele Beltrami e in collaborazione con l’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS), lo Scalabrini International Migration Network (SIMN) e il Centro Studi Emigrazione Roma (CSER), ci invita a fermarci, ad ascoltare e a comprendere queste storie e testimonianze reali. A questo proposito, questo numero ci mostra come l’azione di cura e la tutela della dignità umana debbano tradursi in progetti concreti all’interno delle principali rotte della migrazione globale.
Oltre i numeri della migrazione
L’asse portante di questa uscita è l’editoriale d’apertura firmato da Gabriele Beltrami, dal titolo “Siamo capaci di vedere anche uno solo?”. L’articolo si sviluppa a partire dal messaggio di Papa Leone XIV per la 112° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, intitolato “Anche uno solo di questi bambini”. Attraverso questa riflessione viene lanciata una sfida etica cruciale, volta a superare la logica fredda dei numeri per riconoscere, dietro ogni singola cifra, un volto e una storia, riscoprire il valore del singolo individuo. Subito dopo, nell’approfondimento del CSER curato da Carola Perillo e intitolato “Conoscere per servire”, la ricerca scientifica viene presentata non come un mero esercizio accademico astratto, bensì come una forma concreta di servizio sociale. Comprendere a fondo la realtà delle migrazioni odierne diventa, perciò, l’unica responsabilità etica possibile per poter strutturare politiche di accoglienza lungimiranti.
Inoltre, l’attenzione della rivista si sposta sulla dimensione relazionale e abitativa nelle periferie del mondo. Attraverso la sezione dedicata a SIMN Europa-Africa, l’articolo “Una casa lontano da casa” analizza l’attività del Segretariato della Missione come porto sicuro per i transitanti. Di conseguenza, le corrispondenze globali recano la voce diretta della terra dai contesti complessi di Venezuela, Colombia e Indonesia. Questo quadro di prossimità si rafforza con l’inchiesta di Fabiola Frroku a Ceuta, condotta un mese e mezzo dopo l’emergenza e intitolata “Restare, quando i riflettori si spengono”, incentrata sulla necessità di non abbandonare i progetti di sviluppo una volta terminata la pressione mediatica dell’emergenza.
La formazione sul campo
Il legame tra analisi e azione trova una sintesi perfetta nell’articolo “Farsi migranti con i migranti” di Antonio Grasso. Estratto dal suo libro “I missionari tra i migranti”, il testo evidenzia come l’attuale scenario transnazionale richieda oggi un’alta professionalizzazione degli operatori sul campo.
L’efficacia sul campo a tutela dei minori
Questa necessaria professionalizzazione degli operatori diventa il pilastro fondamentale per affrontare la sfida più delicata lanciata dal numero: la protezione dell’infanzia migrante. Solo unire una solida competenza tecnica a una profonda sensibilità umana permette infatti di trasformare i diritti, spesso solo scritti sulla carta, in tutele reali per i minori che attraversano le frontiere globali. L’analisi scientifica e l’azione sul campo convergono così in un unico obiettivo: garantire che i bambini e i ragazzi non siano più considerati come semplici numeri di un’emergenza, ma come individui titolari di dignità e di un futuro possibile.
Questo numero di “Scalabriniani” si configura come uno strumento indispensabile non solo per comprendere la complessità dei fenomeni migratori odierni, ma anche per ridefinire le priorità dell’intervento umanitario. Ponendo al centro la tutela dei più vulnerabili – a partire dall’infanzia – e sottolineando l’importanza di una presenza competente e continuativa sul campo, la rivista traccia una rotta chiara. La sfida finale che ci consegna è tanto complessa quanto urgente: trasformare l’empatia in strutture stabili e la conoscenza in servizio, per edificare, finalmente, un mondo che sia davvero alla loro altezza.
Madaì Bonilla
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