Accoglienza e salute mentale nei contesti migratori
Strumenti e prospettive per comprendere i bisogni psicologici e promuovere interventi integrati nei percorsi di accoglienza
Oltre l’emergenza: la salute mentale come responsabilità collettiva
La salute mentale nei contesti migratori non può essere compresa guardando soltanto ai traumi del viaggio. Occorre interrogarsi anche su ciò che accade dopo l’arrivo: l’incertezza burocratica, la precarietà abitativa, l’isolamento e le difficoltà di accesso ai servizi. È da questa prospettiva che si è svolto lunedì 5 ottobre 2026 il convegno Accoglienza e salute mentale nei contesti migratori. Strumenti e prospettive per comprendere i bisogni psicologici e promuovere interventi integrati nei percorsi di accoglienza.
L’incontro ha accompagnato la nascita del nuovo gruppo di lavoro dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, “Salute Mentale Collettiva e Migrazione”, coordinato da Marcella Cavallo insieme alle colleghe Irene Agnello e Patrizia Di Gioia. L’iniziativa intende approfondire gli interventi psicologici rivolti alle persone migranti, sviluppando strategie per affrontare traumi e spaesamento, comprendere l’intreccio tra fattori giuridici, sociali e culturali e rafforzare la collaborazione tra professionisti sanitari, psicologici, giuridici e sociali. La sfida è passare dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di risposte continuative, riconoscendo che anche le condizioni di vita nel Paese di arrivo possono aggravare la sofferenza.
Quando il diritto alla salute incontra i limiti dei servizi
Il diritto alla salute, riconosciuto dall’articolo 32 della Costituzione italiana, rischia di rimanere incompleto quando mancano servizi accessibili, mediazione linguistico-culturale e continuità assistenziale. Durante l’incontro, Mattia Esposito, psicologo di Europe Consulting e coordinatore del SUAM, ha presentato un’indagine secondo cui circa il 30% degli ospiti delle strutture considerate presenta vulnerabilità sanitarie, psichiatriche o legate alle dipendenze, certificate o in fase di valutazione. A fronte di questi bisogni, l’offerta specialistica dedicata a Roma sarebbe limitata a 24 posti.
Il dato, riferito al quadro illustrato durante il convegno, evidenzia una criticità strutturale: alcune persone rischiano di rimanere tra servizi ordinari non sufficientemente attrezzati e percorsi specialistici insufficienti. Come ha affermato Marcella Cavallo, «L’accoglienza è ancora emergenziale e non strutturale». L’incertezza amministrativa, la precarietà e l’impossibilità di costruire un progetto di vita autonomo possono trasformarsi in ulteriori fattori di sofferenza. Anche la ricerca sui servizi transculturali in Italia sottolinea l’importanza di risposte pubbliche competenti e accessibili studio pubblicato su Culture, Medicine, and Psychiatry, 2025.
Dalla diagnosi alla comprensione: il valore dell’approccio transculturale
La sofferenza psicologica prende forma dentro relazioni, memorie, condizioni materiali e significati culturali. Il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Mental health of refugees and migrants: risk and protective factors and access to care richiama l’attenzione sui fattori che possono ostacolare il benessere, tra cui insicurezza, discriminazione, perdita delle reti comunitarie e barriere linguistiche (OMS, 2023).
L’approccio transculturale invita quindi a non ridurre la persona alla diagnosi, alla nazionalità o alla vulnerabilità attribuita. La mediazione culturale non è una semplice traduzione: permette di comprendere significati ed esperienze che potrebbero restare inespressi. Nell’intervista, Patrizia Di Gioia sottolinea «l’importanza della lingua che va oltre la traduzione, ma proprio l’accoglimento di uno spazio di vita. Della storia».
Gli spazi di gruppo possono inoltre ricostruire legami, sostenere chi vive l’isolamento e valorizzare competenze spesso trascurate. Come ricorda Di Gioia, «ogni incontro è uno scambio reciproco, un arricchimento reciproco». La persona migrante non è soltanto portatrice di bisogni, ma anche di risorse, conoscenze e capacità da riconoscere.
Quali strade percorrere: reti, formazione e continuità della cura
Le risposte richiedono servizi territoriali più accessibili, équipe interdisciplinari, mediatori qualificati e percorsi capaci di accompagnare le persone anche dopo l’uscita dai centri. Il Vademecum per la rilevazione, il referral e la presa in carico delle persone vulnerabili offre indicazioni operative per riconoscere i bisogni e orientare gli interventi. Sono inoltre fondamentali la formazione in ambito transculturale, la collaborazione tra servizi e la continuità dell’assistenza.
La qualità dell’accoglienza dipende anche dal benessere degli operatori. Irene Agnello descrive la supervisione come uno spazio di «sostegno e riconoscimento», utile per condividere il peso dei casi complessi, ridurre il senso di responsabilità individuale davanti a difficoltà sistemiche e prevenire il burnout. Sostenere chi accoglie è parte integrante della tutela di chi viene accolto.
Una responsabilità che riguarda tutti
La salute mentale non si protegge soltanto negli ambulatori: si costruisce anche attraverso il diritto a una casa, al lavoro, alla partecipazione e a relazioni significative.
La questione, dunque, non è soltanto come curare la sofferenza, ma quali condizioni sociali e istituzionali contribuiscano a prevenirla. Superare l’emergenza significa riconoscere che l’accoglienza non può limitarsi a offrire un posto: deve creare le condizioni affinché ogni persona possa ricostruire legami, autonomia e futuro.

Accoglienza e salute mentale nei contesti migratori
Vanessa Klinger Strumenti e prospettive per comprendere i bisogni psicologici e promuovere interventi integrati nei percorsi di accoglienza Oltre l’emergenza: la salute mentale come responsabilità collettiva La salute mentale nei contesti migratori non può essere compresa guardando soltanto ai traumi del viaggio. Occorre interrogarsi anche su ciò che accade dopo

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