Oltre i confini, 1 settembre 2026. Dialogo con gli Scalabriniani nel mondo: da Ceuta, Carlos Mendez
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Uganda, accoglienza e speranza: la testimonianza di P. John Kawisha in “Oltre i confini” |
Nel nuovo appuntamento di Oltre i confini, la rubrica della Fondazione Centro Studi Emigrazione dedicata alle missioni scalabriniane nel mondo, parliamo di Ceuta che è una delle due città spagnole situate nel continente africano e che si affaccia sullo stretto di Gibilterra. Qui una buona parte della popolazione è di origine marocchina e, pur essendo cittadina spagnola da generazioni, conserva spesso lingua, cultura e religione delle proprie origini. Allo stesso tempo però non possiamo dimenticare che un mese fa, in un solo giorno, decine di migliaia di migranti africani hanno raggiunto, soprattutto via mare, Ceuta causando paura e senso di abbandono da parte degli abitanti della cittadina “spagnola” in Marocco, misure di duro respingimento da parte delle autorità spagnole e reazioni scomposte da parte dei Paesi dell’Unione Europea. Parleremo di questa situaizone e delle azioni scalabriniane con Carlos Méndez.
Nel corso del dialogo emerge come l’Uganda abbia adottato una politica di accoglienza particolarmente aperta nei confronti delle persone in fuga da conflitti e persecuzioni nei Paesi vicini. A questa disponibilità, tuttavia, si affiancano importanti criticità: l’accesso ai servizi essenziali, il sostegno alle comunità ospitanti, le opportunità di istruzione, lavoro e sviluppo richiedono un impegno costante da parte delle istituzioni, delle organizzazioni internazionali e della società civile.
P. Kawisha racconta il ruolo della presenza missionaria scalabriniana, impegnata non solo nell’assistenza materiale, ma anche nella costruzione di percorsi di inclusione, accompagnamento e promozione della dignità delle persone migranti e rifugiate. Il suo intervento richiama l’importanza di leggere il fenomeno migratorio non esclusivamente come un’emergenza, ma come una realtà che interpella la responsabilità collettiva e la solidarietà internazionale. L’intervista rappresenta così un’occasione per conoscere più da vicino una delle frontiere meno raccontate delle migrazioni contemporanee e per riflettere sul valore dell’accoglienza, della cooperazione e dell’impegno delle comunità locali nel costruire percorsi di speranza per migliaia di persone costrette a lasciare il proprio Paese.

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