Protagoniste della mobilità globale
Per molto tempo le migrazioni sono state raccontate come un fenomeno prevalentemente maschile. Oggi sappiamo che questa immagine è incompleta. Le donne rappresentano una componente fondamentale dei movimenti migratori contemporanei e svolgono un ruolo centrale nelle trasformazioni economiche, sociali e culturali che interessano le società di origine e di destinazione.
Le migrazioni femminili non riguardano soltanto il ricongiungimento familiare. Sempre più donne migrano autonomamente per lavorare, studiare, costruire percorsi professionali, cercare protezione internazionale o garantire migliori opportunità ai propri figli. Questo processo è noto come femminilizzazione delle migrazioni, un fenomeno che ha modificato profondamente le caratteristiche della mobilità internazionale negli ultimi decenni.
La femminilizzazione delle migrazioni
Con l’espressione femminilizzazione delle migrazioni si indica la crescente partecipazione delle donne ai flussi migratori internazionali come soggetti autonomi e non più soltanto come familiari al seguito.
Diversi fattori hanno contribuito a questa trasformazione:
- la crescente domanda di lavoro nei servizi, nella sanità e nell’assistenza familiare;
- l’aumento dell’autonomia economica e sociale delle donne in molti Paesi di origine;
- l’espansione dei mercati globali del lavoro domestico e di cura;
- le crisi economiche, ambientali e politiche che spingono molte donne a cercare nuove opportunità all’estero.
Oggi milioni di donne sostengono famiglie transnazionali attraverso il proprio lavoro e le rimesse inviate ai Paesi di origine, contribuendo allo sviluppo economico di intere comunità.
Donne migranti in Europa
L’Europa è una delle principali destinazioni dei flussi migratori internazionali. Secondo Eurostat, nel 2024 quasi il 10% della popolazione residente nell’Unione europea era costituita da cittadini di un Paese diverso da quello di residenza. Inoltre, i dati mostrano come le donne rappresentino una quota significativa della popolazione migrante presente nel continente.
Le donne migranti sono particolarmente presenti nei settori della cura, dell’assistenza agli anziani, del lavoro domestico, della sanità e dei servizi. Questi ambiti svolgono una funzione essenziale per il welfare europeo, soprattutto in società caratterizzate dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente domanda di assistenza.
Vulnerabilità e diritti
Accanto alle opportunità, le donne migranti possono incontrare forme specifiche di vulnerabilità. Durante il percorso migratorio e nei Paesi di destinazione possono essere esposte a discriminazioni, sfruttamento lavorativo, violenza di genere, tratta di esseri umani e difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali.
Le donne e le ragazze migranti risultano spesso maggiormente esposte a violenze fisiche e psicologiche rispetto agli uomini, soprattutto lungo le rotte migratorie più pericolose.
Per questo motivo le istituzioni europee e internazionali hanno progressivamente riconosciuto la necessità di adottare politiche migratorie sensibili alle differenze di genere, capaci di garantire protezione, inclusione sociale e pari opportunità.
Oltre la vulnerabilità: il protagonismo delle donne migranti
Raccontare le migrazioni femminili significa però andare oltre una narrazione centrata esclusivamente sulle fragilità. Numerosi studi evidenziano il ruolo attivo delle donne migranti come protagoniste di processi di cambiamento sociale, economico e culturale.
Le donne migranti costruiscono reti di solidarietà, sostengono economicamente le famiglie, promuovono percorsi di integrazione e contribuiscono alla vita delle comunità in cui vivono. In molti casi diventano mediatrici culturali, imprenditrici, professioniste, attiviste e punti di riferimento per le nuove generazioni.
Le migrazioni femminili mostrano quindi una realtà complessa: accanto alle difficoltà emergono capacità di adattamento, resilienza e innovazione che rendono le donne protagoniste delle trasformazioni globali contemporanee.
Rapporto di genere dei migranti internazionali nei Paesi europei
La distribuzione per genere dei migranti internazionali nei Paesi europei mostra differenze significative legate alle caratteristiche dei flussi migratori, ai mercati del lavoro e alle politiche migratorie nazionali. In molti Paesi dell’Europa orientale e sud-orientale, come Croazia, Lituania, Romania e Grecia, la popolazione migrante è prevalentemente maschile, con quote femminili inferiori al 40%. Questa situazione è spesso associata a migrazioni legate al lavoro nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura e dell’industria.
In altri Paesi si osserva invece un maggiore equilibrio tra uomini e donne. L’Italia presenta una composizione relativamente bilanciata, con il 42,3% di donne e il 57,7% di uomini, mentre Paesi come Austria, Danimarca, Irlanda e Finlandia mostrano una sostanziale parità di genere.
Le quote femminili più elevate si registrano in Francia (52,3%), Svezia (51,7%) e Liechtenstein (52,8%), dove le donne rappresentano oltre la metà della popolazione migrante. Questi dati riflettono percorsi migratori più stabili e familiari, spesso legati al ricongiungimento familiare, all’occupazione nei servizi e nel lavoro di cura, nonché a una maggiore permanenza nel lungo periodo.
Nel complesso, il grafico evidenzia come le migrazioni contemporanee non siano più un fenomeno prevalentemente maschile: in gran parte dell’Europa la presenza femminile è ormai prossima alla parità, confermando il ruolo centrale delle donne nei processi migratori internazionali.
Esplora la mappa con il cursore a forma di mano. Cliccando sul punto (corner) situato sulle capitali si aprirà un pop-up con i dati sulla percentuale di donne migranti internazionali per Paese europeo.
(ISTAT, 1 gennaio 2026)
Distribuzione delle donne straniere per principali comunità in Italia
Distribuzione per età delle donne straniere residenti in Italia
Le prime dieci comunità femminili straniere residenti in Italia riflettono la varietà delle migrazioni contemporanee e il ruolo crescente delle donne nei processi di mobilità internazionale.
La comunità più numerosa è quella proveniente dalla Romania (34,9%), seguita da Ucraina (12,7%), Albania (11,9%) e Marocco (11,0%).
Significativa è anche la presenza di donne provenienti dalla Cina, dalle Filippine, dall’India, dal Perù, dalla Moldova e dalla Nigeria.
Queste comunità contribuiscono in modo rilevante alla vita economica e sociale del Paese, in particolare nei settori della cura, dei servizi, del commercio e dell’assistenza familiare.
La popolazione femminile straniera residente in Italia presenta una struttura relativamente giovane e concentrata nelle età lavorative. Le fasce più numerose sono quelle tra i 35 e i 44 anni (complessivamente 20,2%), seguite dalle donne tra i 45 e i 54 anni (18,3%).
La presenza di minori (17,9%) evidenzia inoltre il carattere sempre più familiare e stabile dell’immigrazione. Le donne con 65 anni e oltre rappresentano il 9,1% del totale, un dato che segnala il progressivo radicamento delle comunità migranti e l’emergere di una popolazione straniera che invecchia insieme alla società italiana.
Donne per prime 10 comunità in Italia
Distribuzione per età donne straniere in Italia
(Passando il mouse sulle sezioni dei grafici a torta vengono mostrati i dettagli corrispondenti)
ISTAT, 1 gennaio 2026
Rapporto di genere nelle principali comunità straniere in Italia
L’analisi del rapporto di genere mostra come le diverse comunità migranti abbiano caratteristiche molto differenti. Le quote femminili più elevate si registrano tra le cittadine provenienti dall’Ucraina (74,9%) e dalla Moldova (66,6%), comunità fortemente legate al lavoro di cura e all’assistenza familiare. Anche le donne provenienti da Perù, Filippine e Romania risultano numericamente superiori agli uomini. Al contrario, nelle comunità di origine indiana, nigeriana e marocchina prevale la componente maschile. Queste differenze riflettono le diverse motivazioni migratorie, le opportunità occupazionali e le reti migratorie sviluppatesi nel tempo tra i Paesi di origine e l’Italia.
Prime 10 comunità in Italia per rapporto di genere a favore delle donne
(Passando il mouse sulle barre della tabella vengono mostrati i dettagli corrispondenti)
ISTAT, 1 gennaio 2026
Tasso di occupazione per cittadinanza e genere (2021-2024)
Il grafico evidenzia una crescita generale dell’occupazione tra il 2021 e il 2024 sia per i cittadini italiani sia per quelli non appartenenti all’Unione europea. Tuttavia, emerge un persistente divario di genere: in tutti i gruppi considerati il tasso di occupazione maschile rimane significativamente più elevato rispetto a quello femminile.
Nel 2024 le donne cittadine dell’UE registrano un tasso di occupazione del 55,8%, mentre tra le cittadine non UE il valore scende al 46,5%, evidenziando maggiori difficoltà di accesso e permanenza nel mercato del lavoro. Gli uomini non UE presentano invece i livelli occupazionali più elevati (75,2%), superiori anche a quelli degli italiani (70,5%).
Nel complesso, i dati mostrano come la partecipazione lavorativa delle donne migranti continui a essere condizionata da ostacoli strutturali, spesso legati alla concentrazione nei lavori di cura, alla difficoltà di conciliazione familiare e alle barriere nell’accesso a occupazioni più qualificate. Nonostante il miglioramento registrato negli ultimi anni, il divario occupazionale tra uomini e donne rimane una delle principali sfide per l’inclusione socioeconomica delle persone migranti in Italia.
Donne di 15-64 anni. Anno 2024
(Passando il mouse sulle barre della tabella vengono mostrati i dettagli corrispondenti)
Fonte: Elaborazione Servizio Statistico di Sviluppo Lavoro Italia su microdati RCFL - ISTAT
