Sonia Cancian, Bruno Ramirez, Post-migration "Italo-Canada": new perspectives on its past, present, and future, pp. 259-272

Nell’introdurre i testi che compongono questo numero tematico della rivista, l’articolo affronta una serie di dinamiche sociali e identitarie che sono emerse – e continuano ad emergere – nel passaggio da una comunità composta maggioritariamente da immigrati ad una in cui predominano le seconde e terze generazioni, e la cui presenza nella società civile canadese si articola su vari livelli istituzionali e culturali. L’articolo utilizza un approccio comparato, inserendo l’esperienza italo-canadese in un contesto nordamericano al fine di evidenziare alcune sue particolarità rispetto all’esperienza italo-americana. Inoltre, un accento particolare è posto sulle seconde generazioni e sul loro ruolo – soprattutto negli anni 1980 e 1990 – nell’attivare i processi di riconoscimento in atto negli ultimi decenni, in parte facilitati dalla politica canadese del multiculturalismo. Ad un altro livello, l’articolo individua una serie di fattori che – analizzati dovutamente – servirebbero a spiegare alcune differenze significative tra gli italo-canadesi del Quebec e quelli del Canada anglofono.

Gabriele Scardellato, A century and more of Toronto Italia in College Street Little Italy, pp. 273-294

Questo saggio offre una panoramica storica dell’insediamento di immigrati italiani nella città di Toronto. Attraverso l’utilizzazione di varie fonti – già pubblicate od originali – l’autore ricostruisce le linee del processo di ricezione ed insediamento degli immigranti in una realtà urbana e moderna. Le migrazioni italiane verso Toronto divennero importanti a partire dalla fine dell’Ottocento. In un primo tempo gli emigranti (spesso temporanei) si dispersero attraverso almeno quattro, relativamente distinti, quartieri del centro. In un secondo tempo, specie nel secondo dopoguerra, uno di questi quartieri conobbe una crescita eccezionale e si trasformò nella maggiore concentrazione residenziale di Italiani al di fuori dell’Italia. Noto col nome di “College Street Little Italy”, questo quartiere ha recentemente subito un processo di “gentrification”, ma dopo aver assolto a un ruolo di primissimo piano permettendo l’adattamento degli immigrati italiani di Toronto.

Anna Carlevaris, Italian artists in Quebec, some methodological considerations, pp. 295-312

Gli storici dell’arte, sia in Canada che negli Stati Uniti, sono coscienti dell’influenza esercitata sullo sviluppo delle arti visive in Nord America da artisti italiani. Il loro impatto sulla decorazione degli spazi pubblici e privati, e quindi sul paesaggio culturale, è stato profondo. Eppure ritracciare la presenza di questi artisti rimane un’impresa ardua a causa della penuria di documentazione causata in gran parte dalla loro esistenza itinerante, sia in quanto emigranti sia in quanto immigrati, nonché da un disinteresse generalizzato nei riguardi di popolazioni minoritarie all’interno del discorso di “arte nazionale”. Il quadro che emerge è frammentario e discontinuo – non è una storia, bensì una raccolta di note. Affinché una storia coerente e integrata possa essere prodotta, gli artisti italiani migranti vanno studiati non semplicemente in rapporto ai progetti specifici sui quali lavorarono, ma anche nei rapporti che essi ebbero tra di loro. Questo approccio rivelerebbe una rete sofisticata, su scala internazionale, all’interno della quale questi artisti studiarono, lavorarono e vissero. Dopo un’introduzione del quadro americano, questo saggio pone l’accento sulla città di Montreal dall’inizio del Novecento agli anni 1930.

Sonia Cancian, Intersecting labour and social networks across cities and borders, pp. 313-326

Concepito in un contesto di emigrazione, questo saggio esplora una serie di connessioni e dinamiche che emergono dallo studio di due collezioni di lettere private, scritte e inviate tra famiglie residenti in Italia e famiglie immigrate in Canada nell’immediato secondo dopoguerra. In un primo tempo, e in un’ottica storica, il saggio esplora una serie di rapporti tra centri urbani appartenenti ai due stati-nazione, con una particolare enfasi su Montreal, Michel e Powell River sul versante canadese, e Arcugnano, Vicenza, e Spilimbergo in Italia. In un secondo tempo, il saggio analizza la specificità delle reti di parentela e di lavoro cristallizzate nelle lettere e offre alcune conclusioni circa il processo di movimento e di negoziazione che caratterizza la circolazione di notizie e informazioni riguardo la famiglia e il lavoro. Infine, la terza sezione del saggio esamina i micro-meccanismi di genere, “agency”, e controllo e come questi interagiscono e operano attraverso le frontiere.

Marina Maccari-Clayton, From "watchdog" to "salesman": Italian re-emigration from Belgium to Canada after the Second World War, pp. 327-336

Questo saggio esamina il fenomeno degli emigranti italiani che, al termine della seconda guerra mondiale, emigrarono in Belgio e da lì raggiunsero poi il Canada. In alcuni casi il passaggio in Canada fu il risultato di una precisa strategia formulata già prima di lasciare l’Italia e che vedeva il Belgio come un trampolino di lancio per aggirare le difficoltà e i lunghi tempi d’attesa che caratterizzavano le domande di emigrazione diretta dall’Italia al Canada. In altri casi la decisione di intraprendere una seconda emigrazione derivò dal desiderio dei lavoratori italiani di sfuggire alle terribili condizioni di lavoro nelle miniere belghe, o di evitare che i propri figli dovessero a loro volta rassegnarsi a una vita di lavoro in miniera. Mentre i governi italiano e belga reagirono con diffidenza e ostilità allo svilupparsi di questo flusso emigratorio, i rappresentanti del governo canadese lo videro come un’occasione per selezionare più liberamente i lavoratori italiani, in particolar modo favorendo quelli che provenivano dall’Italia del nord.

Bruno Ramirez, Decline, death, and revival of "Little Italies": the Canadian and U.S. experiences compared, pp. 337-354

Questo saggio esplorativo intende ripercorrere la storia di alcune tra le maggiori “Piccole Italie” del Nord America e le trasformazioni che esse hanno subìto, soprattutto nel secondo dopoguerra. L’analisi si articola in termini comparati e mira a mettere in rilievo paralleli e differenze significative tra l’esperienza urbana statunitense e quella canadese. L’autore prende in considerazione i diversi tempi dei maggiori flussi Italiani verso gli Stati Uniti e il Canada ed analizza fenomeni socioeconomici come la crisi urbana, i rapporti conflittuali sul piano etno-razziale, e i modelli pluralistici delle due società. Fattori che in gran parte spiegano perché le due maggiori “Piccole Italie” canadesi (Montreal e Toronto) hanno continuato a costituire importanti poli urbani generatori di “italianità”, mentre sul versante statunitense le “Piccole Italie” che ancora sopravvivono hanno acquisito una funzione soprattutto commerciale. Allo stesso tempo, in ambedue i casi, il simbolismo che oggi emana dalle “Piccole Italie” va studiato meno in termini demografici e residenziali e più come il riflesso dei rapporti interculturali che vigono nell’universo metropolitano dei due paesi.

Jana Vizmuller-Zocco, Language, ethnicity, post-modernity: the Italian Canadian case, pp. 355-368

Gli studi sulle lingue degli immigrati italiani e dei loro discendenti che abitano in Canada si concentrano su pochi argomenti specifici e lasciano in questo modo alcuni problemi irrisolti. Viene suggerita una maggiore attenzione alle problematiche linguistiche del multiculturalismo canadese dalla prospettiva delle varietà linguistiche italiane. L’identità etnica e la lingua vengono slegate nella seconda e terza generazione, e la conoscenza della lingua ancestrale cede all’uso di simboli astutamente maneggiati dal marketing. Comunque, grazie alla loro tenacia, alla loro particolare storia dell’emigrazione, alla loro vasta gamma di esperienze, gli italo-canadesi hanno un ruolo cruciale non solo nel promuovere e nel marketing della “cultura italiana”, ma anche nel plasmare lo sviluppo della cultura canadese.

William Anselmi, Italian Canadian as displacement poetics: context, history, and literary production, pp. 369-388

L’articolo considera le origini e lo sviluppo della letteratura Canadese di origine italiana. Nella prima parte, mettendo in gioco una lettura teorica – poetica della dislocazione –, si affrontano i vari aspetti di una letteratura che ha origine nell’esperienza e pratica del migrante, ovvero il ruolo di una letteratura di origine italiana in Canada: Italian Canadian literature. Allo stesso tempo, l’analisi del contesto canadese e del canone letterario derivato dal lavoro di Margaret Atwood, Survival, ha il compito di mettere in gioco la tensione esistente sia a livello culturale che letterario all’interno del panorama canadese. La seconda parte dell’articolo sviluppa un percorso letterario e culturale che partendo dalle origini arriva fino ai giorni nostri, e che può essere considerato fondamentale per quanto riguarda l’affermazione di un canone letterario della letteratura canadese di origine italiana.

Patrizia Franco, Il diritto al ricongiungimento familiare per i cittadini dei paesi terzi. Osservazioni sul recepimento nella normativa italiana della direttiva europea sul ricongiungimento familiare / The right of Third Countries citizens to family reunification. Observations on how the Italian law reflects the European policy about families, pp. 395-414

The preoccupation for borders security so crucial today, may often lead to a breaching of fundamental human rights; therefore one may ask if «the right conditions exist in order to exercise the right to family reunification for citizens of Third Countries who are legitimate residents of the European Union». The right of migrant workers to reunify their family is recognized by various international agreements, and is also contained in several proposals of the E.U. and of the Council of Europe. The directive 2003/86 concerning family reunification of foreigners was adopted on September 22nd 2003. It offers the foreigners greater opportunity of integration whether they be migrant workers, asylum seekers, or refugees. Its aim is to establish common guidelines monitoring the right to family reunification of Third Country nationals lawfully residing in the Member States. Reunification protects the family, and promotes integration: it should be adopted by all countries. Italy has already adopted this policy, but only as late as October 3rd 2005. The policy grants the states the right to impose on families seeking reunification conditions they cannot meet because it fails to guarantee the right to family life, in clear violation of the principles guaranteed by the European Convention of Human Rights.

Andrea Tramelli, Congregazioni religiose femminili ed immigrazione italiana a Buenos Aires (1870-1915) / Female religious congregation and Italian immigration to Buenos Aires (1870-1915), pp. 415-428

The present study, a synthesis of a more extended and in depth research, deals with the activities of some religious congregations of sisters in Buenos Aires during the years of the first big Italian emigration to Argentina. The research, based on internal documentation made available by the same congregations, affords a new understanding on the as yet unknown missionary activity of Italian religious institutes. Going through the pages, one can identify the specific missionary approach adopted by each institute, the difficulties encountered, and the results achieved in the area of the capital city, Buenos Aires, at the time packed with Italian immigrants. The study illustrates the Italian migratory phenomenon; the socio-economical situation the immigrants found at their arrival in Buenos Aires; the transformation of a city that in those years was becoming a western metropolis; the importance of the Italian presence, and the relationships among the various congregations; the Church of Argentina vis-à-vis the institutions that were opposed to the spreading of the religious practice.

Judith Rainhorn, Liens de parenté et liens communautaires dans deux «Petites Italies». Une comparaison entre Paris et New York (1880-1930) / Family ties and community relationships in two «Little Italies». A comparison between Paris and New York (1880-1930), pp. 429-442

The comparative study of two experiences of Italian migration in Paris and New York reveals the importance of existing family structures when it comes to the integration of the migrants. While Paris appeared to be a matrimonial melting pot where predominated the intermixing of Italians and French people, in New York, on the contrary, the Italians practised widespread endogamy which persisted for several decades after they settled on American soil. The case study of the Ciociari who settled in La Villette (Paris) highlights the power of imported relational systems and village alliances both in the process of settlement and in the effort of preserving the ethnicity at the neighbourhood level. This allows us to put into perspective the impact of the local context in the evolution of the collective paths taken by migrants.

Johan Leman, Stef Janssens, Travel agencies as a linking element for human smuggling and trafficking from Eastern Europe, pp. 443-459

The paper offers an analysis of the literature and of 47 cases of migrant smuggling/trafficking from Eastern Europe to Belgium through the use of mala fide travel agencies. Of the 47 cases studied, 20 concerned trafficking, 8 smuggling, and 19 a combination of both. In at least a third of the cases, travel agencies played a central role in the migrant smuggling/trafficking business and functioned as structural intermediate factors. The paper doesn’t claim that all undocumented migrations are the result of human smuggling, neither that human smuggling is always the result of organized crime. However, in the case of human smuggling in Eastern Europe, very often mala fide travel agencies are involved, and there is a high probability that various forms of corruption serve as the operational intermediate link. When the cases came to court, the travel agencies were able to avoid appearing.

Andreea Raluca Torre, Gli italiani in Romania. Etnografia di un villaggio della Dobrugia / Italians in Romania: ethnography of a village in Dobrugia, pp. 461-476

There is a dearth of empirical and research data on the Italian emigration towards Eastern Europe in the late 19th century. This article wishes to fill some of the gaps by investigating Italian migration to Romania and focusing in particular on those who settled in a village of Dobrugia, Greci, in the light of Italian and Romanian national policies and issues. The work suggests that Italian migration to Romania was not driven only by economic circumstances but it was also instrumental in the process of "Romanianization" of Dobrugia and its integration into Romanian national fabric. Through individual and group interviews with members of the Italian community, the work illustrates the arrival and settlement of the Italians in the village, their life under Fascism and Communism, and the new ethnic revival following the end of Ceausescu. It analyses also the interaction between national policies and issues, and the daily life of the Italians of Greci, intending to offer a closer insight into the flexible, contextual and often instrumental nature of ethnic, religious and national identities in post-Communist Romania.